​​Asteroidi vicini alla Terra (NEO) e rischi​

Giovanni Garofalo • 13 ottobre 2026

Gli asteroidi sono tra i corpi più antichi del Sistema Solare e conservano informazioni preziose sulle origini e sull’evoluzione dei pianeti. Oggi, tuttavia, il loro interesse non è soltanto scientifico: alcuni potrebbero rappresentare una risorsa per le future missioni spaziali, mentre altri costituiscono una potenziale minaccia per la Terra. 



Particolarmente importanti sono gli Near-Earth Objects (NEO), ossia gli oggetti celesti la cui orbita li porta ad avvicinarsi alla Terra o ad attraversare la sua traiettoria orbitale. La loro individuazione e caratterizzazione sono fondamentali sia per la difesa planetaria sia per valutare le opportunità offerte dall’esplorazione e dall’eventuale utilizzo delle risorse spaziali. 

Da dove provengono gli oggetti vicini alla Terra? 

La maggior parte degli asteroidi conosciuti si trova nella fascia principale, situata tra Marte e Giove. In questa regione, le perturbazioni gravitazionali esercitate soprattutto da Giove, insieme alle collisioni tra asteroidi, possono modificare progressivamente le orbite di questi corpi. 

Alcuni asteroidi vengono così trasferiti su traiettorie che li portano nelle vicinanze della Terra. Un ruolo importante è svolto dalle risonanze orbitali, condizioni nelle quali i periodi di rivoluzione di due corpi celesti sono legati da rapporti interi. Queste interazioni possono favorire variazioni orbitali capaci di portare un asteroide dalla fascia principale verso il Sistema Solare interno. 

I NEO sono costituiti prevalentemente da asteroidi, ma comprendono anche una componente di comete inattive o scarsamente attive. Le loro orbite non sono necessariamente stabili nel lungo periodo: un oggetto può trascorrere milioni di anni in una regione vicina alla Terra prima che ulteriori perturbazioni ne modifichino la traiettoria. 


Le principali famiglie di NEO 

Gli astronomi classificano questi oggetti principalmente in base ai parametri delle loro orbite. Tra i gruppi più importanti troviamo: 

  1. Amor: si avvicinano all’orbita terrestre, ma hanno il perielio generalmente esterno a essa. 
  2. Apollo: attraversano l’orbita della Terra e possono quindi avvicinarsi particolarmente al nostro pianeta. 
  3. Aten: possiedono un semiasse maggiore inferiore a quello terrestre, ma le loro orbite possono comunque intersecare quella della Terra. 
  4. Atira: hanno orbite interamente interne a quella terrestre. 

Questa classificazione è utile per comprendere il comportamento dinamico degli asteroidi. Per valutare la possibilità di raggiungerli con una missione spaziale, però, occorre considerare anche altri fattori, come le dimensioni, la composizione, la massa e l’energia necessaria per intercettarli. 



Una minaccia da non sottovalutare 

L’interesse per i NEO deriva anche dal rischio associato agli impatti con la Terra. Le particelle più piccole possono disintegrarsi nell’atmosfera producendo meteore luminose; frammenti più grandi possono raggiungere il suolo sotto forma di meteoriti. Gli oggetti di dimensioni maggiori possono invece provocare danni significativi. 


Tra gli eventi più noti figurano l’esplosione atmosferica di Tunguska, in Siberia, nel 1908 e l’evento di Čeljabinsk, in Russia, nel 2013. Quest’ultimo ha mostrato che anche un oggetto di dimensioni relativamente modeste può liberare una notevole quantità di energia durante il passaggio atmosferico, causando danni e feriti. 


Per identificare gli oggetti potenzialmente pericolosi, gli astronomi considerano sia le dimensioni sia la geometria orbitale. Una misura importante è la MOID (Minimum Orbit Intersection Distance), cioè la minima distanza tra l’orbita di un asteroide e quella terrestre. Nella classificazione utilizzata per gli oggetti potenzialmente pericolosi, un valore della MOID inferiore a 0,05 unità astronomiche, insieme a una dimensione sufficientemente grande, costituisce un criterio rilevante. Un’unità astronomica corrisponde alla distanza media tra la Terra e il Sole, circa 149,6 milioni di chilometri. 



È importante precisare che essere classificato come potenzialmente pericoloso non significa che un asteroide sia destinato a colpire la Terra. La valutazione del rischio richiede osservazioni ripetute, calcoli orbitali accurati e aggiornamenti continui delle previsioni. 

Quanti asteroidi vicini alla Terra esistono? 

Il numero di NEO conosciuti è aumentato grazie al miglioramento dei telescopi e delle tecniche di elaborazione delle immagini. Tuttavia, il catalogo osservativo non è completo: gli oggetti più piccoli sono particolarmente difficili da individuare, soprattutto quando sono poco luminosi o si trovano in regioni del cielo sfavorevoli all’osservazione. 

Le stime riportate nella letteratura scientifica considerata mostrano quanto sia importante distinguere tra gli oggetti già scoperti e la popolazione totale stimata. Per esempio, uno studio basato sulle osservazioni della missione NEOWISE stimava in circa 20.500, con un’incertezza di circa 3.000, il numero di NEO con diametro superiore a 100 metri. 

Questo valore è una stima scientifica riferita allo studio citato, non un conteggio attuale. Il numero effettivo degli oggetti conosciuti e le stime della popolazione complessiva cambiano con il progredire delle osservazioni. 

La distribuzione dimensionale è altrettanto importante. Gli asteroidi piccoli sono generalmente molto più numerosi di quelli grandi, ma sono anche più difficili da osservare. Per ricostruire la popolazione complessiva è quindi necessario combinare i risultati dei telescopi con modelli statistici e altre osservazioni, comprese quelle delle meteore e delle esplosioni atmosferiche. 



Come si misurano dimensioni e massa? 

Conoscere le dimensioni di un asteroide è essenziale per stimarne la pericolosità e valutare un’eventuale missione. Ma la luminosità osservata non dipende soltanto dalla grandezza del corpo: è influenzata anche dalla quantità di luce solare che la superficie riflette. Questa proprietà è chiamata albedo. Un asteroide scuro può apparire poco luminoso pur avendo dimensioni considerevoli, mentre uno più riflettente può sembrare più grande di quanto sia realmente. Per questo motivo, le sole osservazioni nella luce visibile possono produrre stime delle dimensioni incerte. Un approccio particolarmente utile consiste nell’osservare la radiazione infrarossa emessa dalla superficie riscaldata dal Sole. 

Gli asteroidi vicini alla Terra, con temperature superficiali dell’ordine di alcune centinaia di kelvin, emettono una parte importante della loro energia nell’infrarosso termico. Analizzando questa emissione e tenendo conto della temperatura superficiale, gli astronomi possono stimare il diametro con una dipendenza molto minore dall’albedo rispetto alle misure ottiche. La massa è ancora più difficile da determinare. Anche quando il diametro è noto, occorre conoscere la densità del materiale. Gli asteroidi possono contenere silicati, metalli e altri materiali, oltre a una quantità variabile di vuoti interni. Questa porosità può ridurre sensibilmente la densità media e rende incerta la stima della massa basata esclusivamente sulle dimensioni. La spettroscopia, le osservazioni termiche e, in alcuni casi, le missioni ravvicinate permettono di migliorare progressivamente la conoscenza della composizione e della struttura di questi corpi. 



Le orbite e il costo delle missioni spaziali 

Non tutti gli asteroidi vicini alla Terra sono ugualmente facili da raggiungere. Un parametro fondamentale per pianificare una missione è il delta-v, ovvero la variazione di velocità che un veicolo spaziale deve ottenere per effettuare una determinata manovra. 

Il delta-v è strettamente legato al consumo di propellente. Poiché il carburante deve essere trasportato a bordo, anche una variazione relativamente piccola del delta-v richiesto può influire notevolmente sulla massa utile che una missione riesce a portare a destinazione. Di conseguenza, un asteroide relativamente vicino in termini geometrici non è necessariamente facile da raggiungere. La sua velocità e la forma della sua orbita possono rendere il viaggio energeticamente impegnativo. Gli oggetti caratterizzati da un delta-v relativamente basso possono risultare interessanti per missioni robotiche, esplorazioni con equipaggio e, in prospettiva, attività di estrazione delle risorse. La scelta di un bersaglio richiede tuttavia un’analisi congiunta di accessibilità, dimensioni, composizione, tempi di viaggio e costi operativi. 


Gli asteroidi come risorse per il futuro 

Oltre al loro valore scientifico e al potenziale rischio d’impatto, alcuni NEO potrebbero offrire risorse utili per l’esplorazione spaziale. A seconda della composizione, un asteroide potrebbe contenere metalli, minerali silicatici o materiali ricchi di sostanze volatili. In prospettiva, alcune risorse potrebbero essere utilizzate per sostenere attività nello spazio, riducendo la necessità di trasportare ogni materiale dalla Terra. L’acqua, per esempio, potrebbe avere un ruolo nelle strategie di supporto alle missioni, anche se la sua estrazione e il suo utilizzo richiederebbero tecnologie adeguate e una verifica delle condizioni locali. 

Non basta però individuare un asteroide ricco di materiali interessanti per renderlo economicamente conveniente. Occorre valutare la quantità effettivamente recuperabile, la struttura del corpo, la difficoltà delle operazioni, l’energia necessaria per raggiungerlo e riportare o utilizzare le risorse, oltre ai costi della missione. La fattibilità economica dell’estrazione mineraria spaziale rimane quindi una questione aperta. L’accessibilità orbitale è un fattore importante, ma non sostituisce la necessità di conoscere direttamente le proprietà del bersaglio. 


Le tecniche di osservazione e la ricostruzione delle orbite 

La ricerca dei NEO si basa su osservazioni ripetute effettuate con telescopi terrestri e spaziali. Le indagini ottiche permettono di individuare gli oggetti attraverso la luce solare riflessa; quelle nell’infrarosso consentono di rilevare la radiazione termica e di migliorare le stime dimensionali. 

Una singola osservazione, tuttavia, non è sufficiente a ricostruire con precisione l’orbita. È necessario seguire il movimento dell’oggetto rispetto alle stelle di fondo e raccogliere misure in momenti differenti. La combinazione delle osservazioni permette di calcolare i parametri orbitali e prevedere le posizioni future. Queste previsioni sono fondamentali per ritrovare l’asteroide nelle successive finestre osservative e per valutare eventuali avvicinamenti alla Terra. La precisione orbitale è inoltre essenziale per le missioni spaziali: un errore nella previsione della posizione può compromettere l’intercettazione del bersaglio o rendere più difficile la pianificazione di un incontro ravvicinato. 


Conclusioni 

Gli oggetti vicini alla Terra rappresentano un tema nel quale si incontrano astronomia, ingegneria spaziale, difesa planetaria e potenziale sfruttamento delle risorse extraterrestri. La loro individuazione sistematica permette di migliorare la conoscenza della popolazione asteroidale e di valutare con maggiore precisione i possibili rischi d’impatto. Allo stesso tempo, lo studio delle orbite, delle dimensioni, della composizione e della massa aiuta a individuare i bersagli più interessanti per le future missioni. Le osservazioni ottiche e infrarosse, insieme ai modelli dinamici, costituiscono strumenti complementari per comprendere questi corpi. 


La prospettiva di utilizzare le risorse degli asteroidi è scientificamente stimolante, ma richiede ulteriori verifiche tecnologiche ed economiche. Prima di considerare un NEO una possibile risorsa, è necessario conoscerlo con precisione e dimostrare che raggiungerlo e operare su di esso sia realmente fattibile. 


La ricerca sui NEO non riguarda quindi soltanto oggetti lontani nello spazio: contribuisce alla sicurezza della Terra e, al tempo stesso, amplia le possibilità future dell’esplorazione umana del Sistema Solare. 


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Riferimenti 

​​Badescu, V. (2013). Asteroids: Prospective Energy and Material Resources. Bucharest: Springer Berlin Heidelberg.​​ 



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