New Glenn - Gradatim Flammeus

Simone Semeraro • 16 giugno 2026

Il 10 giugno 2026, l’amministratore delegato di Blue Origin Dave Limp chiude un post sul social media X con “Gradatim Ferociter”, traduzione latina del motto della compagnia “step by step, ferociously” (un passo alla volta, ferocemente in italiano). Il comunicato descrive dettagli riguardanti lo stato del complesso di lancio a seguito dell’esplosione del razzo New Glenn del precedente 28 maggio.



Lo “static fire” è un test che prevede una simulazione del lancio, imitando la procedura di decollo del vettore fino all’ignizione dei motori, che dura solo pochi secondi. Questo è il test a cui era stato sottoposto il New Glenn, il quale sarebbe stato sottoposto ad una missione vera e propria pochi giorni dopo, il 4 giugno. Al momento, non è ancora chiara la causa dell’esplosione, visibile fino a 150 chilometri di distanza, ma non sono state riportate vittime ed il complesso di lancio LC-36 della stazione di lancio della Space Force a Cape Canaveral non ha subito danni significativi. In particolare, i serbatoi dei propellenti ed i sistemi ad essi riguardanti sono stati risparmiati dall’esplosione, insieme al prospettivo carico di missione.



Benché i danni alla stazione non comportino un danno significativo, la perdita del razzo New Glenn potrebbe costituire un'importante battuta d’arresto per il programma lunare Artemis di NASA. Sia Blue Origin che SpaceX avrebbero dovuto testare i loro lander lunari, ma ciascuno di essi è progettato per essere lanciato con i rispettivi vettori, mettendo perciò a rischio l’utilizzo di Blue Moon come scelta per l’allunaggio previsto per Artemis IV. La compagnia fondata da Jeff Bezos ha dichiarato di concentrare i propri sforzi sulla ricostruzione di New Glenn, scartando la possibilità di riconfigurare il lander per il lancio a bordo del competitor, mossa che prevederebbe comunque lunghi processi di design e modifica.


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Per secoli gli asteroidi sono stati poco più che punti luminosi nel cielo, oggetti misteriosi e lontani. Eppure, già nell’Ottocento, la fantasia umana aveva iniziato a immaginare viaggi verso questi piccoli mondi. Nel 1839 comparvero a Londra, anonimamente, due racconti dedicati a Ceres , allora appena scoperto: testimonianze precoci di un interesse che, oltre un secolo dopo, sarebbe diventato una vera attività scientifica.
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Un approccio simile non era mai stato tentato! Il 5 luglio 2026, la sonda Hayabusa 2 ha sorvolato l’asteroide Torifune a solo un chilometro dalla superficie. L’operazione ha prodotto delle immagini mozzafiato di un asteroide dalla forma particolare: due agglomerati connessi. Alcuni esperti si ritenevano scettici proprio a causa della geometria del corpo celeste, il quale genera un campo gravitazionale molto diverso e più difficile da modellare rispetto ai corpi quasi sferici. Infatti, le complicazioni principali delle missioni riguardanti gli asteroidi riguardano le fasi di avvicinamento ad oggetti dalle forme molto irregolari, richiedendo tecniche di navigazione avanzata . Il gruppo dell’ agenzia spaziale giapponese JAXA , nonostante ciò, è riuscito nell’impresa, passando vicino a Torifune a diversi chilometri al secondo, velocità per la quale il satellite non era stato originariamente progettato.
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C’è una scena in Wall ‑ E che molti ricordano: la Terra non è solo colma di rifiuti sulla sua superficie, ma si vede anche avvolta da una “cintura” di rifiuti spaziali, e quando la navicella di EVE lascia il pianeta deve attraversare una nube di detriti orbitanti. È un’immagine potente, quasi distopica, eppure, per quanto esagerata, non è così lontana dalla realtà. Attorno alla Terra orbitano milioni di oggetti. Alcuni sono minuscoli come granelli di polvere, altri grandi come un autobus. Tutti hanno una cosa in comune: si muovono a velocità tali da trasformarli in proiettili invisibili . Ed è proprio questo a rendere lo spazio vicino alla Terra, tra le altre cose, molto più pericoloso di quanto sembri.
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Vi è mai capitato di seguire un volo su un sito di tracciamento e di notare che gli aerei, invece di andare dritti verso la destinazione, sembrano seguire percorsi spezzati, quasi disegnati con un righello? Non è un caso. In Italia, per decenni, gli aeromobili hanno viaggiato lungo vere e proprie autostrade del cielo, corridoi invisibili chiamati aerovie ( airways ). Oggi, però, questo modello sta cambiando: dal 21 marzo 2024 ENAV , il gestore del traffico aereo italiano , ha esteso a tutto lo spazio aereo sopra i 6.500 metri il Free Route Airspace Italy (FRA-IT), che permette di attraversare i cieli italiani con rotte dirette, senza più seguire la rete di aerovie.
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