Blue Origin ha lanciato con successo la missione NS-28

Liliana Balotti • 5 dicembre 2024

Blue Origin, una società spaziale privata creata dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, è un’azienda multinazionale che opera voli commerciali in grado di portare i "turisti" nello spazio.


Il 22 Novembre 2024 alle ore 16:30 italiane è avvenuto il lancio del razzo New Shepard dal Launch Site One che si trova in Texas. All’interno del razzo si trovava la capsula New Shepard RSS First Step la quale ha eseguito con successo il suo dodicesimo volo. La missione è durata circa 10 minuti ed ha raggiunto un’altezza dal livello del mare di circa 107 chilometri, come è stato riferito dalla Blue Origin dopo il volo, superando così la linea di Kármán. Una linea immaginaria, accettata dalla Fèdèration Aèronautique Internationale (FAI), posta ad un’altezza di 100 chilometri sopra il livello del mare la quale segna convenzionalmente il confine tra l’atmosfera terrestre e lo spazio esterno. 


Ad oggi, il programma spaziale della Blue Origin ha portato nello spazio 43 persone.


L'equipaggio dei turisti spaziali

L’equipaggio della missione NS-28 era composto da 6 persone. Di cui Marc Hagle e Sharon Hagle, marito e moglie, che avevano già volato insieme a bordo nel New Shepard il 31 Marzo 2022 con la missione NS-20. Oltre ai coniugi Hagle erano presenti Emily Calandrelli, centesima donna a volare nello spazio che si occupa di divulgazione, è una conduttrice e autrice. Austin Litteral che lavora come professionista della gestione del rischio nel settore dei servizi finanziari. James Russell (J.D.) imprenditore del settore tecnologico ed Henry Wolfond presidente e CEO della società canadese Bayshore Capital a Toronto, Canada,  aviatore con diverse licenze di volo. 

La patch della missione NS-28

Iconica anche la mission patch la quale racchiude elementi simbolo di ogni membro dell’equipaggio. Nel numero due possiamo osservare la presenza di una linea interna la quale rappresenta il secondo volo di Sharon e Marc Hagle. Il colore rosa e l’astronauta con la visiera del casco dello stesso colore sono un tributo ad Emily Calandrelli. Nella finestra centrale della capsula si può ossevare la sagoma di un lupo che rappresenta Hank Wolfond. Numerose stelle sono presenti nella patch e raffigurano la visione di Austin Litteral delle persone tra le stelle. Infine, i giovani in basso rappresentnao la speranza che James Russell nutre affichè generazioni di persone espandano la loro comprensione del mondo. 

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Gli asteroidi sono tra i corpi più antichi del Sistema Solare e conservano informazioni preziose sulle origini e sull’evoluzione dei pianeti. Oggi, tuttavia, il loro interesse non è soltanto scientifico: alcuni potrebbero rappresentare una risorsa per le future missioni spaziali, mentre altri costituiscono una potenziale minaccia per la Terra.
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«Non ci riesco!» Quante volte un bambino pronuncia questa frase davanti a una costruzione che cade, a un esercizio che non torna, a un oggetto che non funziona come aveva immaginato? E quante volte noi adulti, quasi automaticamente, interveniamo? Sistemiamo, suggeriamo, mostriamo la soluzione. Lo facciamo per aiutarlo, naturalmente. Ma proprio in quel momento potremmo sottrargli un'esperienza preziosa: la possibilità di cercare da solo una strada diversa. È anche qui che possiamo comprendere il valore educativo delle abilità STEM. STEM è l'acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics, ma educare alle STEM non significa semplicemente avvicinare bambini e ragazzi alla scienza, alla matematica o alla tecnologia. Significa soprattutto allenare un modo di pensare: osservare, fare domande, formulare ipotesi, sperimentare, sbagliare, modificare una strategia e provare ancora. Competenze utili nello studio, certamente. Ma soprattutto nella vita. 1. Problem solving : «Come potresti risolvere?» Un bambino sta costruendo una torre. Arriva quasi alla fine e la torre cade. Potremmo mostrargli immediatamente come rendere più stabile la base. Oppure potremmo domandargli: «Secondo te, perché è caduta?» Questa semplice domanda cambia completamente il ruolo dell'adulto. Non siamo più quelli che forniscono la soluzione, ma quelli che aiutano il bambino a cercarla. Il problem solving nasce proprio da qui: riconoscere un problema, immaginare possibili soluzioni, provarne una e verificare cosa accade. 2 . Pensiero critico : «Come fai a saperlo?» I bambini fanno continuamente affermazioni, collegamenti e ipotesi attraverso una fervida immaginazione… «Succederà sicuramente così.» «Questo è più pesante.» «Se faccio questo, allora succede quello.» Invece di confermare o correggere immediatamente possiamo chiedere: «Come fai a saperlo?» «Come potremmo verificarlo?» Li aiutiamo così a distinguere ciò che pensano da ciò che possono osservare, verificare e argomentare. Il pensiero critico non consiste nell'insegnare ai bambini cosa pensare, ma nell'aiutarli a costruire strumenti per interrogarsi su ciò che pensano. 3. Creatività : «E se provassimo in un altro modo?» STEM e creatività non sono affatto mondi separati. Quando una soluzione non funziona, serve immaginarne un'altra. Costruire un ponte con pochi materiali, trovare un modo diverso per trasportare dell'acqua, inventare una struttura che regga un peso: ogni piccolo problema può avere più di una risposta. Lasciare spazio a soluzioni diverse da quelle che avremmo scelto noi significa comunicare al bambino: «La tua idea merita di essere sperimentata.» 4. Collaborazione : «Proviamo a pensarci insieme» Molte attività STEM richiedono confronto, divisione dei compiti, ascolto delle idee altrui e capacità di modificare la propria proposta. Ecco perché diventano anche un esercizio relazionale. Un bambino può avere una buona idea e scoprire che quella di un compagno completa la sua. Impara così che collaborare non significa rinunciare alla propria soluzione, ma comprendere che insieme possiamo vedere possibilità che da soli non avevamo immaginato. 5. Perseveranza : l'errore che insegna Forse è questa una delle competenze più importanti. Un esperimento non riesce. Una costruzione crolla. Il risultato non è quello previsto. L'errore, nell'approccio STEM, non rappresenta necessariamente la fine del percorso. Può diventare una nuova informazione. Cosa non ha funzionato? Cosa possiamo cambiare? Cosa abbiamo scoperto grazie a questo tentativo? Il bambino impara progressivamente che sbagliare non significa necessariamente «non sono capace», ma può significare semplicemente: «Questa strada non ha funzionato. Posso cercarne un'altra.» Ed è qui che le abilità STEM incontrano profondamente l'educazione. Il ruolo dell'adulto: meno risposte, più domande Forse la sfida più difficile riguarda proprio noi adulti. Quando un bambino è in difficoltà, intervenire è spesso più veloce. Risolvere al suo posto evita frustrazione, attese e qualche volta anche un po' di disordine. Educare all'autonomia significa anche riuscire a rimanere accanto senza sostituirsi. Perché educare alle STEM non significa soltanto preparare bambini e ragazzi alle professioni del futuro. Significa aiutarli a diventare persone capaci di osservare un problema senza sentirsi immediatamente sconfitti, fare domande, cercare alternative, confrontarsi con gli altri e riprovare. Dal “non ci riesco”, imparare a chiedersi: “Cos'altro posso provare?”
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