






Tra le domande da porci: in che modo la scuola può sviluppare tra i ragazzi qualità come empatia, lavoro di gruppo, creatività e autonomia?
C’era una volta Maria Montessori, secondo la quale, la scuola deve essere costruita a misura di bambino: le aule e i contesti in cui sono collocate devono offrire stimoli e occasioni per attualizzarne le potenzialità, lo sviluppo cognitivo e relazionale. Oggi il suo metodo si è evoluto ed è diventato, com’è giusto che sia, 2.0. Perché per tenere il passo della nuova era della conoscenza il futuro deve entrare anche nelle aule scolastiche, sotto forma di nuove metodologie d’insegnamento e nuovi strumenti didattici, quanto attraverso una nuova organizzazione degli spazi.
In che modo? Attraverso un processo di partecipazione partecipata tra docenti e alunni stessi.
Tra gli scopi della scuola innovativa, c’è anche rendere gli alunni consapevoli e responsabili di avere un importare ruolo in questa società, all’interno della quale ognuno di loro può fare la differenza.
Nell’attuale rivoluzione scolastica, mi piace definirla tale, possiamo vedere già i frutti di una ‘didattica attiva’ dove si realizzano ogni giorno progetti volti a rendere operativi nuovi interventi e metodi: dallo scardinamento del tradizionale spazio morfologico dell’edificio alla Flipped Classroom, dalle connessioni wireless al Cooperative learning, dall’utilizzo di schermi multimediali interattivi fino all’auditorium che si trasformerà in agorà.
Lo stesso edificio scolastico può essere considerato a sua volta come ‘educatore’ e non semplice ‘contenitore’.
Quanto siano importanti gli spazi, tanto sono importanti e fondamentali gli addetti ai lavori: insegnanti, educatori, pedagogisti, esperti e tecnici.
Questa scuola innovativa, deve puntare anche sulle risorse umane alle quali va richiesta una formazione sulle soft skills fondamentali quali: empatia, assertività, problem solving, resilienza, comunicazione efficace.
Tali competenze vanno apprese e trasmesse ai nostri ragazzi, per i quali oggi diventa fondamentale acquisirle per auspicare ad un buon futuro lavorativo.
La nuova Scuola, vuole dare forma e sostanza per offrire ai ragazzi infrastrutture ospitali e accoglienti, come ad esempio le caffetterie e le numerose panchine collocate nel giardino. La rivoluzione scolastica, interviene sul tornare a considerare la ‘scuola’ si come luogo di apprendimento, quanto come luogo di coinvolgimento attivo, ma non solo.
Se è vero che in tante città italiane, la scuola sta progressivamente impegnandosi ad aggiungere e mettere in discussione 50 anni di metodi tradizionali dando vita ad un’innovazione volta al progresso e al futuro, possiamo solo continuare a sostenere se divulgare, affidandoci e fidandoci che come in tutti processi di cambiamento, necessita: tempo e costanza.
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